Giovanni Boccaccio
1313 - 1375 Italien
Rime
Parte prima
LXXXIII
S’io veggio il giorno, Amor, che mi scapestri
de’ lacci tua, che sì mi stringon forte,
vaga bellezza né parole accorte
né alcun altri mai piacer terrestri
tanto potranno, ch’io più m’incapestri
e mi rimetta nelle tua ritorte:
avanti andrò, fin che venga la morte,
pascendo l’erbe per gli luoghi alpestri.
Tu m’hai il cibo, il sonno ed il riposo
e il parer uom fra gli altri ed il pensiero
tolto, che io di me aver devrei,
ed hami fatto del vulgo noioso
favola divenire; ond’io dispero
mai poter ritrovar quel ch’io vorrei.
.
1313 - 1375 Italien
Rime
Parte prima
LXXXIII
S’io veggio il giorno, Amor, che mi scapestri
de’ lacci tua, che sì mi stringon forte,
vaga bellezza né parole accorte
né alcun altri mai piacer terrestri
tanto potranno, ch’io più m’incapestri
e mi rimetta nelle tua ritorte:
avanti andrò, fin che venga la morte,
pascendo l’erbe per gli luoghi alpestri.
Tu m’hai il cibo, il sonno ed il riposo
e il parer uom fra gli altri ed il pensiero
tolto, che io di me aver devrei,
ed hami fatto del vulgo noioso
favola divenire; ond’io dispero
mai poter ritrovar quel ch’io vorrei.
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